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Ginetta G40 - Smiling Face

Nel Regno Unito esiste una sentita cultura per quelle auto costruite appositamente per gli appassionati veri; auto sì omologate per l'uso stradale, ma studiate principalmente per essere guidate in pista.
Quindi, la Ginetta G40: è piccola, è leggera, è fatta a mano.
Non può che essere inglese.

E, se non ne siete a conoscenza, anche soltanto sentendone il nome non può che strapparvi una risata di stupore, siate sinceri.
Ginetta... dà un'idea di tenerezza, piuttosto singolare per una casa automobilistica sportiva, non trovate?

Ma non rimarrete mai abbastanza stupiti fino a quando non la vedrete realmente da vicino perché... diamine, quanto è piccola! Le dimensioni sono paragonabili a quelle di una Lotus Elise, me ne rendo conto standole accanto.
Interamente assemblata a mano, la scocca della G40 è composta da fibra di carbonio, kevlar e fibra di vetro, portando l'ago della bilancia prossimo a 800 kg.

Le sue linee sono pulite, ma anche affascinanti come poche altre, con quel muso simpatico che quasi sembra sorridervi e farvi la linguaccia.

Ci sarebbe da soffermarsi un po' sulle versioni da gara di questa vettura, perché in Inghilterra la G40 rappresenta un vero trampolino di lancio nel mondo delle corse con campionati monomarca di diversi livelli, a partire dalle G40 Junior con piloti poco più che bambini di età compresa tra i 14 ed i 17 anni già al volante di una vettura da 100 cv, fino alle versioni più performanti come le G40 GT5 da 200 cv, sempre sfruttando motori Ford Zetec.

Per quanto riguarda la versione stradale, la motorizzazione può essere scelta tra 1.8 l o 2.0 l entrambi aspirati del tutto simili alle versioni da pista, abbinabili ad un cambio manuale o sequenziale a 6 rapporti.

Il vero habitat della Ginetta G40 rimane comunque la pista. Un'auto nata per soddisfare quella voglia di divertimento che noi appassionati abbiamo, con lo scopo di dare il massimo tra le curve di un autodromo più che sul rettilineo.
La G40 è la rappresentazione concreta delle parole pronunciate da Stirling Moss:

I rettilinei sono soltanto i tratti noiosi che collegano le curve.

Non dimentichiamoci che anche Stirling Moss è inglese.

Testo: Davide Dolce
Foto: Davide Dolce

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