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Mini Cooper R53, la leggenda vive.

Lunedì ci siamo concessi un piccolo giro nelle valli bergamasche, strade che la nostra “guida”, Giorgio, conosce palmo a palmo poiché sono i tracciati che lui percorre abitualmente con gli amici e sui cui capita che corra ogni tanto con qualche francesina gruppo N.

Appuntamento all’uscita dell’autostrada dove Giorgio ci stava aspettando con la sua Mini Cooper S R53, in Chili Red, completamente originale, così come mamma BMW l’ha fatta uscire dai suoi stabilimenti nel 2002.

La prima impressione salendo a bordo è sicuramente quella di una macchina che ti calza addosso come un pennello, ti avvolge con la sua seduta molto bassa e ti fa subito capire che le sue dimensioni sono elemento fondamentale della sua esperienza.

Mettiamo in moto e partiamo.

Fin dai primi metri su strada si intuisce subito la filosofia dietro alla quale è stata progettata questa vettura: l'assenza di compromessi con un unico scopo in mente, il piacere di guida… aspetto che verrà chiarito tra un attimo, appena riusciamo a sfuggire al traffico della città bassa.

Ho un attimo di tempo per soffermarmi sugli interni, molto particolari con l'imponente tachimetro centrale come da tradizione e la plancia verniciata grigio canna di fucile. Il cruscotto e gran parte degli interni sono di plastica dura, segno che ti fa ricordare che la macchina ha ormai 14 anni, ma mantengono al loro interno alcuni dettagli, come gli interruttori dei finestrini e dei controlli elettronici, molto particolari e molto inglesi con le levette in stile aeronautico (fa molto Spitfire e battaglia d’Inghilterra in effetti…)

Finalmente riusciamo ad uscire dalla città e ci dirigiamo verso la Nembro-Selvino, una delle strade preferite dal nostro pilota e che ci fa subito assaggiare le potenzialità della Mini!

La macchina ha un inserimento in curva molto preciso, l’anteriore si fionda verso la corda ad una velocità disarmante e il retrotreno lo segue sempre in maniera molto stabile e composta.

Merito anche dello schema sospensivo multilink al posteriore che si dà molto da fare per tenersi aggrappato all’asfalto, riuscendoci a pieno anche nelle frenate più importanti, necessarie per impostare i tornanti che caratterizzano questo tratto di strada.

In uscita di curva ecco che per la prima volta sentiamo a pieno il fischio del compressore volumetrico che spinge forte e garantisce alla Mini quel pizzico di brio in più in uscita dalle curve più lente.

Il suo è un comportamento quasi da aspirato, con un pochino più di grinta ai medi regimi…come se sotto al cofano battesse al posto del 1.6 un 2.0 o qualcosa di più...

Pur avendo il limitatore oltre i 6000 giri non ha senso tirare le marce oltre ai 5000 in quanto il motore si siede un po’ e preferisce il rapporto superiore per dare il meglio di sé ai medi e questo ti permette di godere ancora una volta del lamento del compressore volumetrico che dai 3000 giri in su riempie l’abitacolo e ti fa venire voglia di tenere giù tutto il pedale dell’acceleratore, incernierato al pavimento.

Un'altra cosa stupefacente è il 6 marce Getrag che con un po’ di aiuto da parte di chi guida permette di inserire anche la prima marcia nell’impostare i tornanti garantendo così una buona ripresa in uscita, anche perché altrimenti, vista la rapportatura abbastanza lunga, il povero 1.6 fatica un pochino.

Maciniamo chilometri di curve dove la mini si comporta sempre in modo egregio, forse perfino troppo rigida per l’asfalto che troviamo ma sempre molto composta e comunicativa nelle sue reazioni, in generale sempre molto neutre.

Arriviamo in cima alla collina, dalle parti di Costa Imagna e finito il pranzo, Giorgio mi consegna le chiavi della macchina.

Mi calo nell’abitacolo e metto in moto.

La prima cosa che salta all’occhio è il peso dello sterzo che è notevole soprattutto da fermi e in generale le sensazioni che tutti i comandi danno a chi guida. Tutto quello che tocco e utilizzo è molto solido, dal cambio molto preciso negli innesti ma che richiede una certa convinzione nel buttare dentro le marce, alla frizione molto progressiva ma che da schiacciare a fondo risulta dura, passando per i freni con un comando molto solido in modo da garantire la possibilità di effettuare più agevolmente il tacco-punta o di pelare con il sinistro in uscita in modo da tenere dentro il muso (non che ce ne sia bisogno…)

Faccio 4 curve ad andatura un po’ più sostenuta e mi rendo subito conto che tutte le dicerie su questa macchina sono vere…sembra veramente di guidare un go-kart!

Tutti i comandi rispondono in modo immediato e sincero, lo sterzo è diretto e pur essendo servoassistito elettronicamente è molto comunicativo anche con le gomme runflat dalla spalla di marmo che monta di serie la Mini.

Nei cambi di direzione il trasferimento di carico è pressoché nullo grazie alla carreggiata importante rispetto alle dimensioni globali dell’auto, al setup rigido e al baricentro posto molto in basso.

Il motore Crysler Tritec abbinato al compressore volumetrico è molto reattivo e pieno di grinta ai medi regimi, proprio quello che serve su strade come queste. Niente lag, niente di niente, solo la spinta giusta quando serve. I cavalli non sono tanti, circa 165, ma su strade come queste sono più che sufficienti per divertirsi e in uscita dalle curve più lente la ruota interna tende a pattinare un pochino suggerendo l’upgrade con un bel differenziale autobloccante.

Dopo che Giorgio ha ripreso il comando della situazione e ha provato a riprendere un Clio RS 197 che andava su bello allegro posso affermare con ogni sicurezza di essermi completamente innamorato di questa macchina…

Prima di oggi pensavo che quelle sul suo conto fossero solo voci, di patiti e nostalgici della mini made in England, quella mini per davvero, che provavano ad affermare che il mito non era morto e blablabla.... ma mi devo ricredere, completamente.

Dopo una giornata così su un giocattolino come questo che ti porta solo a divertirti e a finire ogni sezione di curve con un sorriso da orecchio ad orecchio, un appassionato di guida come noi non può che inchinarsi alla riuscita di un progetto all’epoca così nuovo e rivoluzionario per BMW.

La perfetta dimostrazione che un costruttore quando vuole riesce a mettere insieme una macchina costruita come si deve, con quel feeling molto analogico che a noi piace tanto e con delle doti dinamiche che fanno invidia a gran parte delle vetture che troviamo adesso sul mercato, dove purtroppo ogni sensazione tra chi guida e la strada è sempre più filtrata da peso, comfort, turbo lag, elettronica e chi più ne ha più ne metta. Non so sembra quasi di guidare una hot hatch di 20-25 anni fa…

Questa MINI mi fa affermare solo “Back to Basics”, uno dei rari casi in cui la macchina è all’altezza delle leggende che circlano sul suo conto!

Un ringraziamento particolare va a Giorgio Bossi
Testo: Alberto Massara
Foto: Alberto Massara

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