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Italian Drift Challenge...

...quando le curve si affrontano guardando dal finestrino!

 

Ogni volta che un pilota controsterza durante una gara automobilistica, il pubblico reagisce con stupore, esaltandosi per lo spettacolo e per il controllo della vettura. Spesso però durante una competizione, le derapate non vengono effettuate volontariamente. Sono frutto di errori di guida, imprevisti e talvolta danni meccanici. In quel momento l'unico obiettivo è salvare la propria auto e riprendere il controllo della situazione.

Ma se le derapate esaltano così tanto il pubblico, perché non inventare una disciplina dedicata appositamente ai traversi? Ecco quindi il drifting, la tecnica di intraversare la vettura in ogni curva. Un'arte automobilistica, il pattinaggio su ghiaccio delle quattro ruote su asfalto.
Per vincere bisogna eseguire la miglior derapata possibile, mostrando a tutti le proprie abilità. Un misto tra stile e velocità, che rendono la scena spettacolare.

                      

La disciplina del drifting vede le sue origini in Giappone. Proprio nel paese del Sol Levante nacquero le prime competizioni ufficiali di drifting che inizialmente si limitarono a far scena solo in Giappone. Presto però la notizia si diffuse in tutto il mondo e grazie ai media, l'arte del drifting sbarcò ovunque diventando globale. Oggi tutti conoscono il drifting, appassionati e non. Asia, Stati Uniti, Europa... in ogni parte del mondo si svolgono competizioni ufficiali. E anche in Italia esiste il campionato nazionale.

                      

Si tratta dell'Italian Drift Challenge, il campionato di drifting italiano riconosciuto da ACI/CSAI e organizzato da Nosorog Motorsport. Composto da cinque eventi stagionali, tra cui una trasferta in Slovenia, il campionato determina il campione di drifting a livello nazionale.

Domenica 6 dicembre sul circuito di Castelletto di Branduzzo si è svolta l'ultima prova stagionale dell'Italian Drift Challenge. Noi di Madshift abbiamo assistito a questo evento in compagnia dei numerosi piloti e veicoli presenti alla manifestazione.

                      

Il campionato si suddivide in due categorie chiamate Racing e Street. I nomi delle due classi rendono da subito chiare le differenze tra loro.
Vetture elaborate appositamente per il drifting con l'utilizzo esclusivo per la pista vengono inserite nella categoria Racing. Le auto devono essere dotate di tutti i sistemi di sicurezza da competizione ed è consentito intervenire pesantemente sul motore, permettendo anche il cambiamento completo dei propulsori di serie.

     

Per i possessori di auto targate ma con caratteristiche da drifting, esiste la categoria Street. Le modifiche di queste vetture sono piuttosto limitate, permettendo però a molti appassionati di competere ad un evento di drifting sfidandosi tra le curve di un circuito. Una categoria paragonabile a quella che in Giappone viene chiamata "Street Legal"

     

Parallelamente alle competizioni del campionato, all'interno del circuito si è svolto l'evento Drift no Profit. L'iniziativa, attiva da pochi mesi, vuole promuovere la disciplina del drifting dando la possibilità a tutti gli entusiasti dei traversi di derapare liberamente con le proprie vetture in pista, garantendo massima sicurezza e costi contenuti. Numerosi partecipanti hanno aderito all'iniziativa. Chi per allenarsi, chi per testare la macchina, chi per puro divertimento.
Divertimento, la parola chiave che sintetizza questo progetto.

                       

Le due categorie del campionato adottano tipologie di gara differenti. Nella categoria Street le regole sono molto semplici. Tutti i piloti dispongono di due giri di qualificazione e due giri di gara, eseguiti tutti in singolo. Chi dimostra di eseguire le migliori derapate è il vincitore.

                      

Nella categoria Racing invece si seguono i classici parametri delle gare di drifting. I piloti eseguono due giri di qualificazione in singolo. In base ai punti ottenuti nelle qualifiche, i concorrenti si sfidano a coppie in quello che viene chiamato Twin Drift. Il pilota in testa deve dare il massimo cercando di allontanare l'inseguitore che, a sua volta, deve rimanere il più vicino possibile al concorrente davanti, imitando le sue stesse manovre.
Tutto ciò offre spettacolari esibizioni con auto di traverso a pochi centimetri l'una dall'altra.

                      

Per ottenere una derapata perfetta, non c'è niente di meglio di un'auto a trazione posteriore. BMW domina la scena nell'Italian Drift Challenge. Facilmente reperibili e senza eccessive modifiche, le BMW si trasformano in ottimi mezzi da drifting.

     

Naturalmente non sono mancate le auto giapponesi. La tradizione insegna che le auto nipponiche sono i mezzi definitivi da drifting. Nissan su tutte, con l'intera stirpe di Silvia, famosa per le grandi imprese di drift. Alcuni drifter italiani hanno scelto proprio loro, presentandosi con modelli storici come la 180SX e la S14, tenendo alto l'onore e la tradizione giapponese.

     

Abbiamo detto che le auto a trazione posteriore sono perfette per derapare. Potreste rimanere stupiti nel vedere una Mitsubishi Lancer Evo X nei paddock del campionato... Subito pensereste alla sua trazione integrale, marchio di fabbrica delle Evo. Stupitevi pure, perché anche le Lancer driftano. Rendetela trazione posteriore, aggiungetele un po' di cavalli, un buon assetto e otterrete un gran bel mezzo da drifting. Un lavoro facile? Assolutamente no, ma fidatevi: il risultato è assolutamente fantastico.

                      

L'intero circuito di Castelletto di Branduzzo è stato sommerso dai suoni dei motori al limitatore e dallo stridio delle gomme sulla pista, insieme al tipico odore di copertoni bruciati. Soltanto il meteo piovoso ha impedito l'innalzarsi di immense nubi bianche dai pneumatici posteriori. Ma non ha ostacolato minimamente l'Italian Drift Challenge e i suoi piloti, che hanno offerto un grande spettacolo driftando in ogni angolo di pista.

                      

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